- come gestire l'aggressivita' -

                                                                                                                                                                                                                                                              COME GESTIRE L'AGGRESSIVITÀ dei MASCHI:

Come già sottolineato in altre occasioni, è indubbio che i galliformi in generale, ed alcune specie in particolare, siano dotati di forte personalità che in taluni casi può renderne estremamente difficile la gestione soprattutto per i principianti. Tuttavia è possibile con un minimo di capacità ed un poco di pazienza selezionare soggetti caratterialmente sempre meno aggressivi sino a raggiungere il prototipo di maschio e riproduttore ideale. Di primo acchito potrebbe sembrare un processo lungo e complicato, però molti avicoltori sono riusciti nell'intento, segno che volendo e perseverando si possono raggiungere risultati che solo qualche decennio fa potevano sembrare pura utopia. Questo non significa aver risolto tutti i problemi, anzi rimane pur sempre uno dei fattori più difficili da gestire in allevamento, e nonostante sia ormai stato appurato che l'eccessiva aggressività di alcuni soggetti è spesso dovuta a fattori genetici correlati alla specie, il più delle volte risulta una caratteristica individuale che oltre a caratteriale può dipendere anche da frenesia riproduttiva esasperata nei confronti delle femmine, o di altri maschi e/o animali appartenenti a specie diverse presenti in voliera, nonché nei confronti degli esseri umani, allevatore compreso, esprimendosi con attacchi intimidatori e/o vie di fatto più esplicite spesso però dovute a semplice territorialità.

E' altresì possibile che eccessi di questo tipo possano, se pur in parte, essere provocati da gravi stati di frustrazione o mancanza di stimoli comportamentali, sintomo di stress o forte disagio causati il più delle volte da voliere troppo piccole e/o poco arredate ( nelle quali sono costretti a viverci 24 ore al giorno, tutti i giorni per molti mesi, se non per tutta la vita ), che possono risolversi parzialmente, come pure totalmente, assegnando degli ambienti più consoni alle loro esigenze, con voliere delle giuste proporzioni, ben arredate e ricche di vegetali. Tuttavia dovendo affrontare situazioni così spiacevoli oltre a quanto può suggerire il buon senso e/o l'esperienza, si può cercare di risolvere o quantomeno attenuare il costante stato di stress nel quale vengono a trovarsi le femmine, soprattutto nel caso si tratti di coppia, adottando alcuni accorgimenti che però ad eccezione di interventi particolari, fungono più da pagliativi che non da rimedi definitivi, in quanto le femmine essendo rinchiuse in ambiti spesso ridotti non possono sfuggire alle angherie perpetrate dai compagni come farebbero se fossero libere, anzi sono una costante tentazione, ed è molto probabile che dal punto di vista maschile “ rimangano nelle vicinanze ” perché in qualche modo accondiscendenti. Lo stesso dicasi quando con l'approssimarsi della stagione riproduttiva il maschio, sia perché appartenente a determinate specie, o in quanto più vecchio della femmina al quale viene associato, entra in estro molto prima della compagna che non essendo ancora in grado di accoppiarsi, né tanto meno di opporsi, o peggio cercando di ostacolare le richieste amorose, non fa altro che aumentarne l'aggressività, arrivando a seviziare brutalmente la poveretta che quasi conscia di non potersi sottrarre alle tirannie del compagno cerca in un primo momento di sfuggire, ricevendo però solo terribili beccate, per poi rifugiarsi in qualche angolo nel mero tentativo di nascondersi. A questo punto il maschio trovandola in una posizione che interpreta come di tacito consenso, cerca in tutti i modi di accoppiarsi, ma non riuscendovi diviene letteralmente furibondo graffiando con gli speroni e beccando sul capo la povera malcapitata, che se non immediatamente tolta rischia di essere uccisa, o perlomeno ferita gravemente. Anzi si dovrebbe intervenire molto prima, se non addirittura appena si intuisce che fra i partner non c'è armonia, e/o le manifestazioni aggressive possano dar seguito ad una cruenta degenerazione. La soluzione più semplice e ovvia rimane il posizionando all'interno di voliera e rifugio di alcuni nascondigli/nido, tuttavia se questo non dovesse bastare si può procedere a spuntare le penne di un ala del maschio, o entrambe se fosse necessario ( è vivamente sconsigliato lo strappo delle penne remiganti e/o timoniere , in quanto oltre ad essere stressante e doloroso, costringe il maschio ad una sorta di mini muta, quindi a disperdere energie in una fase come quella riproduttiva nella quale abbisogna di tutte le forze ), oppure applicando fascette multiuso in materiale plastico, acquistabili nelle ferramenta, negozi di materiale elettrico ecc, in modo che non possa seguire la femmina sui posatoi più alti. Si tratta di un buon metodo, ma che purtroppo non sempre permette di raggiungere lo scopo e può accadere che la femmina sia talmente terrorizzata da non scendere dal posatoio neppure per bere e alimentarsi, arrivando a deporre l'uovo, quasi sempre infecondo, che in tutti i casi non sarebbe utilizzabile dato che cadendo si romperebbe, stando in quella scomoda posizione. Oltre ai classici posatoi si possono allestire una o più piattaforme aeree, anch'esse non raggiungibili da maschio, sopra le quali sistemare oltre a delle ceste o piccole cassette nido, anche cibo e acqua. La soluzione di per se non è male, ma ha l'indubbio svantaggio di confinare la femmina sopra a questi piccoli spazi ed ammesso che deponga regolarmente, difficilmente ( ma non escluso ) si appresterà alla cova. Un altro sistema sicuramente meno usuale ( voliere: Spazio-R. ) ma che può dare maggiori garanzie favorendo anche un comportamento più naturale, consiste nel dividere la voliera in due o più settori ben distinti, a seconda di quanti esemplari vi sono alloggiati, utilizzando dei pannelli in rete metallica alti tanto da non permettere al maschio di superarli, avendo le penne di una o entrambe le ali spuntate o fermate, ma che nel contempo lasciano la possibilità alla femmina di raggiungere il partner quando ne sente la necessità, così come di rimanere entro il proprio ambito/territorio tranquilla ed indisturbata nonché maggiormente stimolata alla nidificazione. Sulle basi di quanto appena descritto se per qualche motivo riguardante misure, struttura, ubicazione ecc, la voliera non potesse essere divisa, si può sempre approntare al suo interno una sorta di recinto, quindi senza copertura, con i pannelli dianzi descritti in modo da poter contenere uno dei partner, inoltre sempre con lo stesso sistema si possono realizzare strutture multiple con misure e forme più diverse. ( Approfondimenti in: PARTE GENERALE - Progetti e attrezzature - voliere Spazio-R. )

Pur ritenendo che nell'ambito dell'allevamento amatoriale/ornamentale dei fagiani non siano necessari sistemi più drastici e/o coercitivi rispetto a quelli già descritti, lasciandoli alle grandi strutture intensive dove divengono spesso indispensabili, si può ricorrere anche all'uso di parabecchi o copribecchi. Nonostante in commercio se ne possano trovare di vari tipi ( soprattutto utilizzati nell'allevamento del pollame ) ed in grado di soddisfare le esigenze degli avicoltori, la preferenza dovrebbe essere data ai modelli a rostro che essendo costituiti da una sorta di sbarretta centrale ricurva che appoggiandosi alla mandibola segue tutta la linea superiore del becco, inficiando meno nella quotidianità degli animali. Non male anche i modelli tradizionali a gabbietta pur presentando il difetto di potersi agganciare più facilmente dei precedenti alla rete metallica perimetrale o peggio ancora a quella in nylon della copertura con conseguenze quasi sempre drammatiche, nonché a qualche radice o sporgenza specialmente nel caso di fagiani scavatori, così come impiastrarsi di fango e mangime che una volta seccati impediscono un alimentazione corretta. Ad eccezione forse dei modelli a "morso" nelle varie misure,  non è consigliabile l'uso di anelli che tendono a deformare velocemente il becco, e spesso anche in modo irreversibile, e/o di occhiali che agli effetti pratici servono a ben poco se non a nulla, eccetto forse durante i primissimi giorni in cui vengono applicati, e più che altro per lo stress dovuto alla manipolazione, piuttosto che per il loro utilizzo. Quindi in caso di necessità durante sia le prime settimane, così come per tutto il resto della vita, al posto di anelli e occhiali è preferibile praticare il taglio della punta del becco, riguardante una piccola porzione pari a circa un terzo della parte superiore ( mandibola ), che comunque deve essere fatto da persona esperta utilizzando l'apposito tagliabecchi o termocauterio, oppure con tronchesino o tenaglietta ben affilati, avendo cura di asportarlo seguendone i contorni lasciandolo il più possibile simile alla forma originale. La parte inferiore del becco ( mascella ) solitamente viene lasciata integra e spuntata solo nel caso di imperfezioni, incidenti o dovesse crescere a dismisura a causa del taglio di quella superiore. Da non sottovalutare il possibile taglio degli speroni, utilizzando solo il taglia becchi, che se troppo lunghi o acuminati possono provocare profonde ferite sulla groppa della femmina ( In commercio esistono apposite "selle" atte a proteggere la groppa delle femmine ). Tuttavia non mancano gli allevatori contrari ad una simile pratica, presumendo che il taglio degli speroni vada a destabilizzare il maschio durante la copula. A tale proposito, cosi come per chi, e sempre per lo stesso motivo, rifiuta la spunta delle penne delle ali, ricordo che negli allevamenti intensivi, dove la fecondità delle uova è condizione prioritaria, l'uso di parabecchi, che inficiano notevolmente il maschio durante la copula, è pressoché obbligatorio, cosi pure, anche se in misura minore il taglio del becco e/o speroni, senza che vadano per questo a pregiudicare la percentuale di fecondità/schiusa.  Soprattutto per quel che riguarda le ultime due procedure descritte bisogna essere comunque consapevoli del fatto che una volta asportate l'operazione andrà regolarmente ripetuta, ed in special modo per il becco, così da essere rimodellato data la crescita rapida e spesso abnorme di queste parti.

Alla fine troviamo la fecondazione artificiale, per quanto non semplice da attuare, può risolvere gran parte dei problemi dianzi descritti, ciò nonostante sarà ben difficile che una soluzione di questo tipo ci consenta di ammirare le spettacolari parate dei maschi, o le femmine impegnate nella costruzione dei nidi o apprestarsi alla cova, ne tantomeno di gioire alla vista di madri e piccoli, spesso accuditi anche dai maschi, che gironzolano incuriositi su e giù per la voliera, dato che un tale sistema oltre alla separazione dei sessi, comporta anche la costante raccolta delle uova. Quindi è preferibile mettere in atto una simile pratica solo nel caso di esemplari particolarmente problematici o specie come il TRAGOPANO di CABOT i cui maschi spesso non offrono più sufficienti garanzie riproduttive. 

 

INOLTRE:

Riguardo agli attacchi nei confronti degli esseri umani allevatore compreso, non c'è molto da dire, se non che si possono parzialmente evitare entrando in voliera solo per lo stretto necessario, o assecondando per quanto possibile il maschio/i, oppure assumere un atteggiamento dominante nei confronti dei soggetti più aggressivi che ovviamente comporta una certa coercizione caratteriale nei loro confronti. Ma a mali estremi, estremi rimedi, e senza essere costretti ad indossare speciali quanto imbarazzanti vestiti o nascondersi dietro ad improvvisati scudi, si può entrare in voliera “armati” di scopa o spazzolone ( è altresì possibile realizzare una sorta di prolunga “respingi maschio” utilizzando un manico lungo circa 120-150 cm alla cui estremità si deve fissare un telaietto, o solo rete metallica rigida ) cercando di contrastare gli attacchi del maschio che solitamente dopo alcuni tentativi capisce e desiste dall'intento. Per chiarire ancora meglio il concetto descriverò, se pur brevemente, un fatto occorsomi anni fa. In un tardo pomeriggio primaverile ricevetti la visita di un conoscente che, senza tanti giri di parole, mi chiese di “liberarlo” dal fastidio di un grosso maschio d' ARGENTATO divenuto aggressivo al punto d'aver quasi accecato il fratello. Premetto che a quei tempi dirigevo un grande allevamento di fagiani, starne, pernici rosse, lepri e germani reali, ed oltre a possedevo alcuni tipi di ornamentali, per cui “trattare” con questo genere di animali per me corrispondeva alla quotidianità. I due fratelli non volevano più aver nulla a che fare con quel “gallinaccio” e, se non avessi accettato di occuparmene, molto probabilmente l'avrebbero sommariamente “giustiziato”. Senza pensarci troppo seguii la persona, in fondo ero curioso di vedere questo piccolo uccello che era riuscito a “terrorizzare” due omoni grandi e grossi avvezzi al governo di tori, mucche e maiali. Arrivati a destinazione notai immediatamente il gabbione entro il quale s'aggirava freneticamente il maschio e, nel mentre ci avvicinavamo, il suo nervosismo aumentava, così che ad un certo punto cominciò ad arpionare con i potenti unghioni la rete perimetrale risalendola sino al tetto in un fragoroso sbattere d'ali, per poi saltare giù e cimentarsi nuovamente in un altra “scalata”, senza però mai distogliere lo sguardo indemoniato dal sottoscritto........, era proprio incazzato ! Il gabbione in cui era alloggiato non si poteva definire ne molto grande, ne tanto meno alto, e questo impacciava sicuramente i movimenti di un uomo, tuttavia non potevo arrendermi e dopo essermi fatto dare un paio di guanti da lavoro, più che altro per proteggermi dagli speroni, chiesi a uno dei fratelli di andare dalla parte opposta cercando nel contempo di attirare l'attenzione del maschio in modo da permettermi di entrare senza fargli del male, o rovinare lo stupendo piumaggio dato che si trattava di un esemplare superbo. Appena mi girò la “coda” entrai, mentre l'altro fratello richiudeva velocemente la porticina dietro di me, questo provocò l'immediata e violenta reazione del “padrone di casa” che provò ad attaccarmi in tutti i modi, ma vedendo che sortiva l'effetto contrario, cioè che invece di indietreggiare avanzavo, per quanto mi era possibile in quello spazio angusto, con le braccia protese cercando di afferrarlo, capì di non potercela fare ed ebbe come capita spesso in situazioni analoghe un repentino e completo cambio d'atteggiamento, strinse le piume, abbassò la testa portando il collo in linea con il corpo, cominciando a cercare una desiderata quanto improbabile via di fuga, lasciandosi poi catturare con le mani senza difficoltà sotto lo sguardo esterefatto dei due fratelli...., la furia era domata ! Lo portai a casa dove ad attenderlo c'era una spaziosa voliera al cui interno vi erano alcune piante, e dopo qualche tempo lo accompagnai ad un bel terzetto di femmine. Da quel fatidico giorno, pur rimanendo fiero e baldanzoso, si stabilì tra noi una sorta di reciproco rispetto e non tentò mai più di aggredirmi, dimostrandosi timido e remissivo quando entravo in voliera nonostante con le femmine si comportasse da vero “gallo del pollaio”. Questioni di dominanza....? Forse...! Anche perché questo non fu un caso isolato.

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RIFERIMENTI:

Delacour

Beebe

Johnsgard

McGowan P.

Howman K.

Madge S.

Hennache A.

Ottaviani M.

Bernar F.

Uno   speciale   ringraziamento  per  l'aiuto fornitomi a :

James Pfarr                                                 Saul Villagrana                                            Steve Keller                                          Friedrich Esser                                            Njal Bergè 

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